B&B Country House
Natura
Accoglienza
Tranquilità
Una casa con radici profonde,
un silenzio che accoglie.
Nel cuore del rione Raute-Coloncovez, un tempo “l’orto di Trieste”, sorge Le Lavandere, una casa che racchiude più di cent’anni di storia.
Qui vivevano le lavandaie del quartiere, donne forti e laboriose che con il loro lavoro hanno attraversato i cambiamenti della città.
Oggi abbiamo scelto di continuare quella tradizione di cura e ospitalità, in una casa restaurata con amore, tra pietra, legno e giardino, dove ogni dettaglio racconta una storia.
un luogo autentico dove
sentirsi a casa
Natura
Giardino con alberi da frutto e piante aromatiche
Quietudine
Spazi accoglienti e silenziosi

Panorama
Vista sul Golfo di Trieste
Chi vi accoglie
Siamo una coppia che ha scelto di dare nuova vita a questa casa di famiglia, dove un tempo abitavano le lavandaie del rione.
Crediamo in un’ospitalità genuina, fatta di gesti semplici, attenzione e amore per il territorio.
Amiamo condividere con chi arriva la bellezza di questa casa, tra mare, boschi e storia.
Vi accoglieremo come amici, perché per noi
ogni ospite è prima di tutto
una persona da far sentire a casa.
Le Lavandere^ si trova nel rione Raute-Coloncovez, a Trieste, in una zona tranquilla e verde, a pochi minuti dal centro città e dalla costa. Immersa tra alberi, orti e il silenzio del Carso, la struttura è facilmente raggiungibile sia in auto che con i mezzi pubblici.
Raute/Coloncovez, ‘900
Il Country House “Le Lavandere” è situato nel rione di Raute/Coloncovez (in sloveno Rovte/Kolonkovec), un tempo considerato l’ ”orto di Trieste”, e ancora oggi caratterizzato in parte da alberi da frutto, olivi e orti.
In questa zona della periferia di Trieste, storicamente abitata dalla popolazione slovena e caratterizzata da numerosi ruscelli d’acqua, quello della lavandaia fu un tempo un mestiere molto diffuso tra le donne del posto. Esso permetteva loro di contribuire all’economia familiare arrotondando le (di solito magre) entrate familiari provenienti dai lavori svolti dagli uomini, spesso occupati nell’edilizia in parallelo all’agricoltura.
Le lavandaie del posto andavano in città a piedi per prendere la biancheria dei clienti il lunedi e la riportavano con i caratteristici “fagotti” il giovedì o il venerdì, dopo averla bollita e lavata con la “liscia”, sciacquata nelle “caluse” dei torrenti e fatta asciugare sui rami degli alberi.
Un rustico in pietra arenaria
Costruita alla fine dell’800 dal maestro muratore Valentin Daneu detto Tinko. Qui andò ad abitare con la moglie Giovanna (“Vanza”) e le numerose figlie (la gente del luogo le chiamava “tinkoke” cioè figlie di Tinko). Vanza, come già prima di lei sua madre, faceva la lavandaia e trasmise il mestiere anche alle sue figlie. Tutte le sorelle, sebbene in tempi diversi, aiutarono la madre nel lavoro di lavandaia e alcune di esse continuarono successivamente anche in proprio.
La casa pertanto fu da subito dotata di un ampio locale destinato a lisciaia e lo stesso Tinko, accanto al suo mestiere di muratore, si specializzò nella riparazione delle tinozze e dei vari attrezzi necessari al lavoro delle lavandaie, tanto che anche altre lavandaie del rione spesso portavano qui a riparare le loro tinozze.
Alcune delle figlie smisero l’attività quando lasciarono la casa per sposarsi, altre invece continuarono anche da sposate nella nuova casa e fino in età avanzata, fino a quando cioè l’avvento della lavatrice elettrica non pose fine a questo antico mestiere.
Le lavandere erano le sorelle: Maria (“Ik’za”), Ivanka, Antonia (“Tonza”), Giustina, Giuseppina (“Pep’ka”), Emilia (“Milka”) e Paolina.